IVAN MOUDOV. STONES Casa Cavazzini

a cura di Daniele Capra
Udine, Casa Cavazzini
dal 12 maggio al 16 giugno 2013

Il progetto Stones di Ivan Moudov ha inaugurato la project room di Casa Cavazzini, che si è aperta con decisione alla sperimentazione contemporanea ospitando uno dei più noti esponenti della scena bulgara.
La mostra, realizzata in collaborazione con RAVE East Village Artist Residency, ha raccolto una dozzina di opere degli ultimi anni dell’artista nonché delle installazioni site specific realizzate appositamente per il museo.

Nell’estate 2012 Ivan Moudov ha trascorso alcune settimane in Friuli, a Trivignano Udinese, ospite di RAVE Residency presso una fattoria in cui vivono in libertà animali sottratti all’industria alimentare. In quell’occasione l’artista ha progettato l’opera Stones che, collocata nel giardino di Casa Cavazzini fino a dicembre 2013, è stata una destabilizzante sorpresa per il visitatore.
Ma tutto il museo è stato protagonista degli interventi dell’artista bulgaro, il quale ha immaginato una ricollocazione dei propri lavori in modo di innescare con particolare forza il cortocircuito tra contesto espositivo e le proprie opere. La cucina o il bagno anni Trenta – nucleo centrale della dimora dei Cavazzini – sono stati così animati da un’inattesa contaminazione tra ambienti storici ed elementi contemporanei.
Il lavoro di Ivan Moudov è caratterizzato da un’intensa e tagliente analisi delle relazioni di forza tra persone e delle convenzioni generalmente accettate. L’artista si serve frequentemente di una norma astratta che regola un particolare aspetto della vita (come ad esempio il diritto di precedenza riservato a chi sa percorrendo una rotonda o la possibilità di entrare/uscire liberamente da una stanza di un edificio) portandola ad interpretazioni estreme in cui dimostra come sia possibile trarre degli inattesi vantaggi personali. Ugualmente in molte sue opere lo spettatore è tratto in inganno poiché viene colto di sorpresa in situazioni ai limiti della verosimiglianza: la realtà e l’opera (per antonomasia la finzione) si sovrappongono a tal punto che il visitatore non può altro che constatare a posteriori di essere stato preso per il naso.
Ma Moudov non rifiuta di mettersi in gioco anche in prima persona, rivendicando sia il ruolo di testimone del fluire del tempo (come in Performing Time, video in cui sta in piedi per una giornata intera misurando lo scorrere dei minuti senza alcun aiuto di strumenti che misurano il tempo) che quello di attivatore di relazioni con/tra gli spettatori offrendo al vernissage il vino appositamente imbottigliato per l’evento (Wine for Opening).

A corredo della mostra un catalogo bilingue (ita/eng) è stato presentato in occasione del finissage. Il volume raccoglie le testimonianze delle attività di RAVE Residency e le immagini delle opere installate presso il museo, i testi e le interviste sul lavoro dell’artista, nonché il progetto speciale Full Page per il quale tre pagine della pubblicazione sono state messe in vendita a disposizione dei collezionisti.
La mostra è stata prodotta da Vulcano.

I commenti sono disabilitati, ma trackbacks e pingbacks sono abilitati.